Avete presente le macchinette e i
video poker? Quelle che fanno giocare milioni di italiani e che spesso
rovinano le loro vite? Ebbene queste macchine, che devono rispondere a
tutta una serie di normative, sono una fonte di guadagno per lo stato,
al quale va un prelievo del 13,5% sul totale del giocato. Ma queste
stesse macchinette pare siano una vera fonte d’affari e di denaro non
solo per lo stato ma anche per qualcun altro. E’ tutto scritto nero su
bianco in una relazione messa a punto dopo un anno di lavoro da una
commissione d’inchiesta composta dal sottosegretario alle finanze
Altiero Grandi, dal generale della guardia di finanza Castore Palmerini
e dai professori Carlo Ghezzi e Claudio Venturani. Una relazione dai
contenuti esplosivi eppure se si conosce è solo grazie al coraggio di
due giornalisti del quotidiano "Il Secolo XIX" che l’hanno pubblicata e
alla quale stanno dedicando una lunga inchiesta, per il resto nessun
altro giornale italiano (ad eccezione del Sole 24 Ore e forse oggi di
qualcun altro mentre ne scriviamo anche noi – ndr) ha scritto una sola
riga, e dire che il contenuto di questa relazione è clamoroso. Un dato
su tutti: secondo le stime raccolte durante questa indagine lo Stato si
è visto sottrarre 98 miliardi di euro di mancati introiti dal business
di macchinette e video poker. 98 miliardi di euro che lo Stato avrebbe
dovuto incamerare e non l’ha fatto. 98 miliardi di euro, l’equivalente
più o meno di 3 manovre finanziarie. Ciò che è peggio è che questi soldi
che spettavano allo stato, e quindi a noi., sarebbero in parte finiti
nelle mani della criminalità organizzata. Il primo meccanismo semplice
di questa presunta mega evasione fiscale è questo: tutte le macchinette
dovrebbero essere collegate con il cervellone centrale della SOGEI
(Società Generale di Informatica) che si occupa di controlli e del
pagamento di imposte. Basta però gestire le macchinette, metterle in
funzione ma non collegarle al cervellone centrale e il gioco è fatto. Si
ha una macchina che incassa soldi ma in nero, e così puntualmente
succede secondo la relazione.
Per il 2006, secondo i dati dei
monopoli, a fronte di un volume d’affari, ovvero di raccolta di gioco,
pari a 15,44 miliardi di euro, di cui la quasi totalità è derivante da
apparecchi con vincite in denaro, vi è stato un gettito fiscale pari a 2
miliardi e 72 milioni di euro con circa 200 mila apparecchi risultanti
attivati. Peraltro l’effettiva raccolta di gioco sarebbe di molto
superiore a questa cifra. Secondo stime della Guardia di Finanza la
raccolta ammonterebbe a 43,5 miliardi di euro. Tale stima deve essere
inoltre correlata al fatto, anch’esso testimoniato da più parti, che a
fronte di 200 mila apparecchi risultanti ufficialmente attivati vi
sarebbero almeno altrettanti apparecchi illegali. I due terzi del monte
gioco verrebbero quindi realizzati in nero. E’ stata riscontrata la
presenza di un’alta percentuale, anche questa testimoniata da operatori
del settore e confermata da dati SOGEI, di apparecchiature che avrebbero
dovuto essere in rete ed invece non sono state, ed in parte non sono
ancora, rilevate. Ad esempio alla data del 1 settembre 2005 risultavano
68.357 apparecchi attivati a fronte di 168.408 apparecchi col nullaosta
di messa in esercizio. Si tratterebbe quindi di circa 100 mila
apparecchi non attivati. La situazione continua ad evidenziare problemi.
Ancora adesso numerose apparecchiature risultano depositate in magazzino
e scollegate dalla rete, senza l’attuazione delle previste e dovute
procedure di blocco. Queste macchine scollegate, sono potenzialmente
impiegabili nel gioco in maniera illegale. Insomma decine di migliaia di
macchinette che risultano immesse
nel mercato non sono collegate al
cervellone centrale. Dai dati forniti dai monopoli emerge che alla data
del 1 novembre 2004 non risultava alcun apparecchio collegato alla rete
telematica, a fronte di un numero di 95.767 nullaosta di messa in
esercizio in capo ai concessionari. Alla data suddetta ogni
concessionario doveva aver attivato almeno 5.000 apparecchi così come
indicato nella dichiarazione iniziale predisposta all’atto della
partecipazione alla gara. Alla data del 15 novembre 2004 gli apparecchi
collegati alla rete telematica erano 5.055 di cui 4.116 correttamente
attivati. Quindi meno del 10% degli apparecchi previsti dalla
convenzione di concessione. La situazione rappresentata non migliora
alla data del 1 gennaio 2005. Infatti a fronte di 121.125 nullaosta di
messa in esercizio solo 26.962 apparecchi risultano attivati. Ancora
alla data del 1 maggio 2005 a fronte di 156.168 nullaosta di messa in
esercizio solo 50.190 apparecchi risultavano attivati. Inoltre a quella
data solo 7 concessionari su 10 avevano raggiunto la soglia dei 5.000
apparecchi attivati. Questa possiamo chiamarla "mega evasione fiscale".
La più imponente mai registrata nella storia eppure, come detto, ha
avuto il coraggio di scriverne solo un quotidiano. Sentito Ferruccio
Sansa, uno dei giornalisti che sta seguendo l’inchiesta riportiamo
alcune sue affermazioni: "C’è stata in Italia probabilmente la più
grande evasione fiscale nella storia della Repubblica. Tra multe non
riscosse e tasse non pagate si parla di 98 miliardi di euro. Un giorno
ci siamo trovati in mano la relazione di questa commissione formata su
incarico del ministro Visco per capire come funziona il mondo del gioco
d’azzardo legalizzato. Ci è arrivato questo rapporto e non credevamo ai
nostri occhi. Davanti ad un’evasione di tasse non pagate per 98 miliardi
di euro … ci sembrava fosse un errore. Siamo riusciti a parlare con
alcune delle persone della commissione e loro hanno confermato i dati".
Un tesoro al quale lo stato avrebbe
avuto diritto ma a cui a rinunciato. Ma perché? L’inchiesta del
quotidiano è durata diverse settimane dove si è cercato di ricostruire
chi fossero i protagonisti di questo mondo del gioco d’azzardo
legalizzato e sono uscite molte sorprese. Tra i protagonisti ci sono
sicuramente i concessionari, coloro i quali tengono le concessioni per
poi installare le macchinette. Ma questi concessionari chi sono? Essi
sono spesso legati al mondo della politica e sono essenzialmente due:
senz’altro i monopoli, che sono quelli che danno le concessioni, e
ovviamente le società concessionarie. In diversi punti del rapporto si
evidenziano dei legami con alcune società concessionarie, non tutte, al
mondo della criminalità organizzata. Per cui tra questi 98 miliardi di
euro ce ne sono alcuni, almeno una parte, che sono finiti nelle casse
della criminalità. Una beffa nella beffa. Si. Perché non solo lo stato
non ha ricevuto il denaro che doveva avere, quindi non lo abbiamo
ricevuto noi cittadini, ma è finito nelle mani del peggior nemico dello
stato, "cosa nostra" o altro. Altre società concessionarie invece sono
entità che operano nella legalità, anche se la Corte dei Conti sta
cercando di far luce in particolare su un episodio assolutamente
incredibile e cioè: i monopoli sapevano benissimo che le società
concessionarie non avevano pagato praticamente nulla di ciò che
avrebbero dovuto pagare. I 98 miliardi di euro sono dovuti
principalmente a multe fatte dallo stato perché le macchinette
considerate in commercio erano molte di meno rispetto a quelle date in
concessione. Si parla di 15 miliardi di euro ufficialmente dichiarati.
Tutte le macchinette, per un complesso sistema di controllo studiato
appunto per cercare di evitare evasioni fiscali, erano state collegate
in rete con una società dei monopoli. Si è coperto che risultavano
collegate in rete solo il 5-10% delle macchine effettivamente
registrate, poi molto lentamente si è arrivati a circa la metà, ma
ancora la metà delle macchinette esistenti risulterebbe ferma a
magazzino.
Qui sta la seconda perdita di denaro
per lo stato. Si è visto che decine di migliaia di macchinette
risultavano date in concessione ma non erano collegate al sistema
centrale; se un video poker risulta sul mercato ma non è collegato, per
legge deve essere bloccato e messo in magazzino, e al concessionario
viene data una multa. Queste multe sono state effettivamente date ma poi
i monopoli si sono dimenticati di riscuoterle. Come afferma la
relazione: "a ogni concessionario non adempiente avrebbe dovuto essere
applicata la penale di circa 3 milioni e 600 mila euro, per un totale,
per 10 concessionari, di 36 milioni di euro. Per 3 concessionari cioè,
ATLANTIS, HBG e RETEFRANCO, è scritto nella relazione, alla precedente
dovrebbe aggiungersi un’ulteriore penale complessiva di 14 milioni e 400
mila euro. E non è finita, i concessionari non avrebbero ancora versato
allo stato il prelievo del 13,5% sul monte gioco, cosa che risulta dalle
dichiarazioni dei moduli F24 delle società. Qualche esempio? Al
31/12/2006 il concessionario CIRSA deve ancora più di 21 milioni di
euro, la SISA1 quasi 22 milioni di euro, VIDEO 10 T 25,5 milioni,
GMATICA quasi 41 milioni, CODERE 9 milioni, HBG 39 milioni, ATLANTIS
addirittura 100 milioni di euro e così via: GAMENET 48,2 milioni,
COGETEC quasi 40 milioni, SNAI 27 milioni. Il totale fa 374 milioni di
euro e non si tiene conto degli apparecchi illegali che, come detto,
sono decine di migliaia. Con un paradosso clamoroso evidenziato dalla
relazione c’è un paese, "Riposto", in provincia di Catania, in cui
risulterebbero immagazzinate in un bar di pochi metri quadri ben 26.858
macchinette di videopoker. Messe una sull’altra, per l’ingombro che
hanno, farebbero una montagna alta come l’Etna. Che dite, stavano in
quel bar oppure erano in giro per l’Italia a fare soldi in nero? Ma
torniamo a Ferruccio Sansa, che con Giovanni Venturi si sta occupando
dell’inchiesta. "Nel rapporto ci sono critiche molto accese nei
confronti dei monopoli. Tra l’altro si dice che tra le persone
incaricate di compiere i controlli per conto loro ce ne fosse uno
addirittura indagato per millantato credito, e altri indagati per
corruzione proprio nell’ambito dei controlli che avrebbero dovuto
compiere nei confronti di queste società Nonostante il rapporto evidenzi
questi elementi criticissimi, e nonostante il nostro giornale l’abbia
pubblicato, non è successo assolutamente nulla. Al giornale non è
arrivata una sola riga di smentita, cosa che avrebbe almeno dimostrato
che forse non viviamo in un paese così malato. Dai monopoli non è
arrivato nemmeno un articolo che spiegasse la situazione. Il direttore
dei monopoli non ha creduto di dover chiarire queste accuse che gli
vengono mosse. L’unica cosa che ha fatto è stato farci chiamare
dall’addetto stampa che ci avvertiva che saremmo stati querelati. A dire
la verità più che una minaccia sembrava quasi un modo per esercitare una
pressione e farci smettere di scrivere. Un comportamento molto strano.
Nonostante i 98 miliardi di euro di tesoro accumulato, nessuno ha mai
reclamato questi soldi, i monopoli non hanno chiesto indietro nemmeno un
euro".
Perché non sarebbero stati reclamati?
"Non vorrei accumulare querele. L’ipotesi è la "distrazione", cioè si
sono dimenticati di riscuotere (risatina – ndr). Oppure ci sono
altre ipotesi che ognuno può immaginare".
Quindi silenzio quasi assoluto da
parte del mondo dell’informazione. Si è mosso in Parlamento solo il
senatore della Lega Massimo Polletri che ha fatto diverse interrogazioni
parlamentari. "Il danno è grosso. Le macchinette videogiochi non
collegate, dovrebbero pagare 50 euro per ogni ora di mancato
collegamento, per un forfettario di 210 euro al giorno. Nessuno ha fatto
pagare nulla, a partire dall’Agenzia delle Entrate, è evidente che
evasione c’è stata, associata a giri abbastanza loschi con collegamenti
tra affari, politica e probabilmente mafia o altro. Le mie
interrogazioni non sono state minimamente considerate dal Governo in
carica. Aspetto che qualcuno si degni di venire in commissione finanze
per parlarne. Il problema è: chi va a farsi dare questi soldi?".
Sabina Longati