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La Casta
Autore :
Sergio Rizzo - Gian Antonio Stella
Editore :
Mondadori
Prezzo :
Euro 15,50
La
prima cosa che il giornalista del "Corriere della Sera" Gian Antonio
Stella tiene a precisare a proposito del libro scritto a quattro mani
con Sergio Rizzo e inviolato non per caso "La casta" (editore Rizzoli),
in libreria da pochi giorni, è che "l’intento con cui abbiamo lavorato
non è stato né moralistico né qualunquistico". Il problema è quello del contribuente che paga per
mantenere con le tasse sempre più elevate un apparato burocratico
elefantiaco con troppi enti locali "(le province sarebbe meglio abolirle
come già diceva il liberale Einaudi") che si sovrappongono e con troppi
stipendi parassitari. "Non è possibile – dice Stella- che un presidente
di consiglio circoscrizionale guadagni 5 mila euro al mese o che una Asl
abbia più centralinisti di Buckingam palace, e se la politica non si fa
carico di correggere queste cose, allora deve per forza subentrare la
denuncia giornalistica e l’inchiesta".
D’altronde basta leggere su internet come la stessa
Rizzoli promuove questo libro per capire di cosa stiamo parlando: "Aerei
di Stato che volano 37 ore al giorno, pronti al decollo per portare Sua
Eccellenza anche a una festa a Parigi. Palazzi parlamentari presi in
affitto a peso d’oro da scuderie di cavalli. Finanziamenti pubblici
quadruplicati rispetto a quando furono aboliti dal referendum.
"Rimborsi" elettorali 180 volte più alti delle spese sostenute. Organici
di presidenza nelle regioni più "virtuose" moltiplicati per tredici
volte in venti anni. Spese di rappresentanza dei governatori fino a
dodici volte più alte di quelle del presidente della Repubblica tedesco.
Province che continuano ad aumentare nonostante da decenni siano
considerate inutili. Indennità impazzite al punto che il sindaco di un
paese aostano di 91 abitanti può guadagnare quanto il collega di una
città di 249mila. Candidati "trombati" consolati con 5 buste paga.
Presidenti di circoscrizione con l’auto blu. La denuncia di come una
certa politica, o meglio la sua caricatura obesa e ingorda, sia
diventata una oligarchia insaziabile e abbia allagato l’intera società
italiana…"
Insomma Stella siamo vicini al punto di non ritorno
con questi sprechi?
"Io temo di sì e quando sento che alcuni uomini
politici si lamentano del presunto qualunquismo di questa inchiesta mi
rendo conto di quanto una gran parte di quella che io chiamo già nel
titolo del libro "casta" viva fuori dalla realtà. Qui non si tratta di
contestare i costi della politica in quanto tali o il finanziamento
pubblico al quale io e Rizzo non ci dichiariamo contrari. In ballo
invece c’è il contenimento di una spesa pubblica che si perde in mille
sprechi e in migliaia di privilegi e che il cittadino non è più disposto
a tollerare pagando di tasca sua. Anche perchè, e qualcuno questo poco
lo nota, se le tasse finiscono quasi tutte per mantenere il parassitismo
politico clientelare, cosa ci rimane per il welfare?"
Un capitolo del libro, riguardante le spese del
Quirinale e i suoi bilanci non trasparenti, è stato anticipato qualche
giorno fa dal Corriere della sera che è il giornale per cui tu scrivi.
Che reazioni sono venute dall’inquilino del Colle?
"Da quello attuale per ora nessuna. Dal suo
predecessore invece una precisazione pubblicata dal "Corriere" in cui si
evidenziava il fatto che l’appannaggio fosse rimasto invariato e che per
giunta adesso ci si pagavano sopra le tasse, merito questo non di Ciampi
ma di una legge approvata all’epoca del suo predecessore Scalfaro su
proposta di un deputato che si chiama Nicola Bono (di An, ndr) contenuta
in un emendamento alla finanziaria del 1997, votato a larga
maggioranza."
E nel merito della scarsa trasparenza dei conti del
Quirinale lievitati fino a quattro volte quelli di Buckingam Palace?
Qualcuno come al solito ha gridato alla lesa maestà istituzionale?
"Nel merito nessuno risponde, l’essere casta consiste
in questo. E nel non curarsi neppure più delle critiche. C’è la
convinzione che sia un attacco alla democrazia, ad esempio, chiedere
come sia possibile che Bassolino abbia avuto nel 2004 un fondo spese per
la rappresentanza dodici volte più alto di quello del presidente della
repubblica tedesco. Io mi chiedo se questo sia un modo serio di
rispondere in un dibattito. Accusando che fa inchieste di qualunquismo e
demagogia. Come se fossero i giornalisti da allontanare la gente dalla
politica semplicemente denunciando questi atteggiamenti parassitari."
Che deduzioni si possono trarre da questa difesa
corporativa, o di "casta"?
"Diciamo la verità , io non sono mai stato radicale
né ho mai votato per Pannella, però sono gli unici che in tutti questi
anni si sono dimostrati sensibili alla riduzione degli sprechi e dei
costi assurdi della politica. Degli altri invece non ricordo iniziative
serie per ridurre questi incredibili privilegi.
Resto sbalordito a vedere il professor Luigi Cancrini,
che milita nel partito di Diliberto, che non più tardi di dieci giorni
fa ha detto di volere chiedere al governo un’accelerazione su due temi
come la lotta alla povertà e quella al privilegio, e che invece adesso
giustifica il fatto di godere non solo della retribuzione da
parlamentare italiano ma anche della pensione da consigliere regionale
del Lazio, se non è "casta" questa non so di che stiamo parlando.."
Gomorra Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della
camorra.
Autore : Roberto Saviano
Editore : Mondadori
Prezzo : Euro 15,50
Contenuto :
L’autore racconta come in un romanzo aspro e feroce, il potere della
camorra, la sua affermazione economica e finanziaria e la sua potenza
militare. Una raccolta di testimonianze e leggende fatta sui luoghi
degli agguati, nei negozi e nelle fabbriche dei clan malavitosi.
"Mi tormentavo, cercando di capire se fosse possibile
tentare di capire, scoprire, sapere senza essere divorati, triturati. O
se la scelta era tra conoscere ed essere compromessi o ignorare - e
riuscire quindi a vivere serenamente." Ossessione e urgenza. Questi i
fattori che hanno spinto il giovane Roberto Saviano a scrivere Gomorra.
L'ossessione di capire, da napoletano, cosa sia realmente la piaga della
camorra, al di là della rituale rappresentazione che i media ne fanno;
l'urgenza di scrivere, con la convinzione che la parola, oggi più che
mai, possa essere ancora la più preziosa testimone del nostro tempo.
Frutto di anni d'osservazione sul territorio, nonché di
studio dei documenti ufficiali relativi ai vari processi intentati al
Sistema (come viene ormai chiamata la camorra a Napoli e dintorni),
Gomorra è un romanzo
verità che racconta le molteplici sfaccettature della criminalità
organizzata, tratteggiando personaggi memorabili che lo stesso autore,
presente nel libro come io narrante, ha conosciuto durante le sue
missioni da "infiltrato". Un mondo di malaffare, dominato da un impero
criminale che si estende con le sue mefitiche ramificazioni in ogni
ganglio vitale dell'economia e della Campania: a partire dal porto di
Napoli, in cui s'ammassano le merci pronte a invadere l'Europa, passando
per l'entroterra (Secondigliano, Scampia, Casal di Principe), punto di
partenza del florido commercio della droga, e poi per la costa, dove
l'edilizia selvaggia ha fatto scempio del territorio, per terminare
infine nelle campagne, devastate dalle discariche abusive. Un volume
d'affari pari a centinaia di milioni di euro l'anno per il quale i clan
si scannano, ingaggiando violente guerre intestine che hanno come
obiettivo il controllo del business, come viene raccontato con crudezza
nella parte dedicata alla guerra di Secondigliano. In una terra dove la
legalità sembra essere eccezione, emergere nel Sistema, fare carriera al
suo interno, spesso rappresenta per i giovani l'unica opportunità di
successo.
Roberto Saviano ci ha restituito, dopo un'assenza che lacerava le
palpebre e i corpi, un grande "romanzo" capace di bagnarsi, con la
violenza dei grandi scrittori russi, nei mari dell'esistenza,
descrivendo la vita, le passioni, le malinconie, le tristezze e le
speranze di una Napoli-Gomorra
sodomizzata e sempre più sodomizzante. Con una scrittura che depreda le
illusioni, con la fantasia che si fa grimaldello di serrature nascoste
nel reale, l'esordiente Saviano è stato in grado di raccontare gli
sfinteri puzzolenti delle periferie napoletane, catapultandoci nel
quotidiano con passaggi di grande purezza letteraria. Il pianto della
moglie di Pasquale, la lotta di Don Peppino Diana, le ridicole esistenze
dei vari Scarface in salsa partenopea, il gesto solitario di una piccola
maestra di Mondragone (tutto ciò ricorda le parole di Gesualdo Bufalino:
"per sconfiggere la mafia occorre l'esercito, un esercito di maestri di
scuola"), sono l'oculo da cui guardare rabbiosi il violento potere
microfisico della camorra, figlio non della paura ma di una desolante
normalità. Gomorra non è "solo" un saggio, non è "solo" un reportage
sulla camorra, è un grande "romanzo" cubista, in cui lo sdegno di una
scrittura alla Conrad, alla London, alla Herr, decostruisce la realtà
dall'interno, per rappresentare in totale nudità la vera volgarità di un
vivere in provincia tra macerie e sporcizia umana, parlando di uno smog
esistenziale che devasta i polmoni, incancrenisce la pelle, dove
l'ultima scatarrata sanguinolenta di un cancro imperante non è il segno
di una morte vicina, ma l'atto vero e inutile di chi sente la bellezza
del livore come la sola lotta possibile. Leggendo il "romanzo" di
Roberto Saviano, tutti noi abbiamo il dovere di sentire il canto di una
scrittura collettiva che ha forzato con coraggio e sdegno le pagine
bianche di una città addormentata sotto il Vesuvio, dove tutti fingono
di non capire che il "Sistema" è la nostra fisiologia. Un'opera potente,
quindi, che s'avvale di un linguaggio a volte iperrealista -
esemplificativo è il capitolo intitolato Hollywood, dedicato al cinema
gangsteristico del quale piccoli e grandi boss si nutrono per alimentare
il proprio mito - altre appassionato: "... conoscere non è più una
traccia di impegno morale. Sapere, capire diviene una necessità. L'unica
possibile per considerarsi ancora uomini degni di respirare."
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