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EDITORIALE GIUGNO |
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I nizio queste
considerazioni esprimendo la mia personale tristezza al gruppo di
lavoratori de "Il Treviso", che, pare, stia attraversando un
momento delicato. Quando un giornale rischia di chiudere i battenti è un
momento infelice per chiunque creda nella pluralità dell’informazione,
al di là delle "belle parole" di chi esprime solidarietà e sotto sotto
gode delle disgrazie altrui. Anche noi ci siamo passati, ma abbiamo
superato il momento buio riproponendoci al mercato con una veste
diversa. Mi auguro che l’editore de "Il Treviso" trovi una via d’uscita
che possa salvare il lavoro dei colleghi che fanno parte della
redazione, di Treviso in particolare, ma anche delle altre testate. Un
mese fa, all’incirca, ho scritto una lettera al Direttore di Radio 24 –
Il Sole 24 Ore – Dott. Santalmassi – nella quale esprimevo il mio totale
disappunto sulla concezione che si ha a Treviso relativamente
all’informazione. Qui ci si affanna a "foraggiare" ogni minchiata venga
pubblicata su radicchio, prosecco o asparagi, senza considerare che
Treviso è una città bellissima con una storia, anche recente, di
indubbia valenza; di cultura c’è n’è tanta ma spesso chi amministra
nemmeno sa cosa sia. Tengono banco le vignette sui quotidiani (per le
quali si consumano litri d’inchiostro inutilmente), gli amministratori
si accapigliano sulle cose più banali e non passa giorno che non si
leggano le repliche o le contro repliche, o le solite lettere al
direttore scritte dai soliti quattro che, evidentemente, hanno poco da
fare nell’arco della giornata (vi invito a fare un giochetto: leggete le
firme delle lettere e fate anche voi le vostre statistiche sui
"fedelissimi" di questa rubrica e vedrete che ci sono tre o quattro nomi
che ripetutamente si presentano almeno una volta alla settimana). E’
davvero esilarante sentire uscire dalla bocca degli amministratori che
"…quel giornale è spazzatura!", ma come si sbrigano a contattarlo se
vogliono apparire. Tornando alla mia lettera alla radio, mi lagnavo del
fatto che venendo a contatto con tante realtà imprenditoriali e non,
queste spendevano cifre considerevoli nelle iniziative editoriali più
disparate: la pole position è detenuta dall’argomento "Piave", in tutte
le salse, storiche e non, al quale scrittori noti e meno noti dedicano
pagine e pagine, probabilmente senza accorgersi che ne venderanno
qualche copia ai parenti e agli amici ma nulla di più (il bello è che su
questi libri sono sempre ben evidenti gli sponsor che naturalmente danno
denaro senza valutare la proposta o… perché lo scrittore è amico
dell’amico – dannato clientelismo!). Non parliamo poi delle
pubblicazioni sul radicchio: per questa "specialità" basta aprire bocca
e qualche fesso che finanzia lo trovi. Vi faccio ridere? Un caro amico,
il Maestro Andrea Vettoretti, chitarrista di fama internazionale,
mette in piedi ogni anno il Festival chitarristico delle due città:
Treviso e Roma; è un festival conosciuto a livello mondiale…lo ripeto:
MONDIALE, ebbene ogni anno deve "bussare" ad ogni porta per
riuscire a finanziarlo. Faccio una domanda:
ma i vari assessori alla cultura, sanno cosa vuol dire "cultura"?
Credo di no. Al festival partecipano ogni anno artisti di calibro
mondiale, un esempio su tutti David Rassel, premiato con il Grammy Award
come miglior chitarrista al mondo, ma pare che sia più interessante
spendere quattrini per la sagra dell’uva (con tutto il rispetto per
l’uva); certo quest’ultima porta più voti (quando si va alle elezioni),
ma suggerisco a lor signori, ogni tanto, di fare una scelta di qualità
su come investire i fondi a disposizione! Vi porto un esempio di "casa
mia": il Festivaletteratura di Mantova è oggi un evento mondiale; nella
settimana in cui si svolge la città è stracolma di turisti, i
commercianti si fregano le mani perché lavorano parecchio, i bar e i
ristoranti fanno il tutto esaurito e gli sponsor fanno a gara per
finanziarlo. Perché da noi non succede questo? Il Festival delle due
città potrebbe diventare un "faro" che illumina Treviso, magari
proponendo ogni anno settori nuovi da inserire (già è stato aggiunto il
settore dei cortometraggi), perché non credere in questa brillante idea?
Invece, per il 2007, pare che qualcuno abbia pure tagliato i fondi…che
inetti! Mi spiace, ma credo che continueremo ancora a lungo a vedere i
politici che si insultano sui quotidiani (ai quali danno non pochi
quattrini per la pubblicità) e purtroppo mi sa che qualcuno ci
riproporrà anche l’ennesimo libro sul Piave…tanto qualche parente o
amico che lo compra c’è sempre.
Sabina Longati
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